Il precursore di tutte le best practice: Anxiety Driven Development

Le mie ansie hanno l'ansia

Dopo oltre due anni di lavoro in ideato, dove le best practice sono il pane quotidiano, sono riuscita a risalire fino alle origini, al precursore di TDD, BDD e DDD: sono tornata all’ADD.

Ovviamente non mi riferisco all’Attention Deficit Disorder come la sigla può lasciar intendere, bensì all’Anxiety Driven Development, una metodologia di lavoro che avete adottato tutti ma di cui non conoscevate il nome.

Perché definisco ADD una metodologia di lavoro e non un bad smell?

Cos’è l’ansia?

Innanzitutto dobbiamo capirci quando parliamo di ansia, perché spesso siamo abituati a confonderla con lo stress.

Quando conosciamo la causa e possiamo intervenire per risolvere la situazione spiacevole in cui ci troviamo stiamo parlando di stress. Magari in ufficio c’è troppo rumore e non riusciamo a concentrarci oppure condividiamo la scrivania col project manager che controlla ogni nostro movimento… tutte situazioni delle quali riusciamo ad identificare la causa. Per quanto sia difficile, sappiamo cosa dobbiamo modificare per eliminare lo stress.

Invece, quando siamo assoggettati dall’ansia, non siamo pienamente consapevoli di ciò che la causa. Iniziamo a visualizzare un futuro catastrofico, dove le nostre azioni danno il via ad una serie di fallimenti a cascata. Il problema diventa la nostra stessa reazione al problema.

Quando viviamo un’esperienza di ansia al nostro corpo e al nostro cervello accadono diverse cose. Siamo facilmente irritabili, confusi, stanchi e ci sembra di non riuscire a gestire la situazione. I nostri muscoli posso essere deboli oppure rigidi, aumenta la sudorazione della fronte e il palmo delle mani, abbiamo un nodo alla gola. Che fare se tutto questo ci capita durante un meeting con il cliente?

Il nostro scopo è il raggiungimento di uno stato di ansia buona, ovvero quel tipo di ansia che ci rende pro-attivi e produttivi… d’altronde il testing è nato per questo: farci sentire meno ansiosi rispetto al codice che abbiamo scritto!

Ecco quindi una piccola raccolta di metodi e consigli per gestire l’ansia e trarre il meglio da quei momenti che fino ad oggi ci sono sembrati orribili.

 

Definire un obiettivo SMART

Avere un obiettivo da raggiungere è molto importante per restare concentrati. La concentrazione è nostra amica! Se la mente è occupata non può dedicarsi alla costruzione di scenari negativi, che sono tipici degli stati di ansia. Tuttavia non tutti gli obiettivi sono funzionali a questo scopo, bisogna imparare a definirli in modo SMART:

  • Specific, che non lasci spazio ad ambiguità.
  • Measurable, verificabile in fase di controllo.
  • Attainable, perché un obiettivo non raggiungibile o troppo difficile è demotivante e ci porta alla non azione. Un obiettivo troppo facile invece, ci porta facilmente alla distrazione.
  • Relevant, coerente con i nostri valori e ideali personali, in linea con la mission aziendale.
  • Time-bound, perché un obiettivo vago ci conduce di nuovo alla non azione.

 

Imparare a dire No

Nella nostra giornata lavorativa, come nella nostra sfera personale, ci troviamo di fronte a quattro tipi basilari di attività. Non tutti siamo capaci in maniera innata di assegnare le giuste priorità alle situazioni, e questo ci porta a vivere situazioni di disagio dalle quali non riusciamo a uscire. Diventa quindi importante chiarire quali attività meritano la nostra attenzione e le nostre energie, imparando a dire “no” (con cortesia) a tutto il resto:

  1. le urgenze sono tutte quelle attività che vanno svolte nel minor tempo possibile, in cui solo noi possiamo intervenire;
  2. le attività importanti sono quelle che hanno rilevanza per noi come persone, che rispecchiano un nostro ideale e che meritano la nostra attenzione perché generano valore per noi stessi;
  3. le attività da delegare sono tutte quelle che non sono rilevanti per noi ma lo sono per gli altri. In questo caso però c’è qualcuno oltre a noi che può svolgere queste attività e noi dobbiamo imparare a delegare;
  4. le non attività, ovvero quando dobbiamo essere bravi a dire no. Si tratta di tutte quelle operazioni non urgenti né importanti, ma che solitamente facciamo perché “è una robetta da niente, ci metto 5 minuti!” e finisci alle otto di sera, da solo, in ufficio. Altre volte rifiutare ci sembra brutto, quindi ci sobbarchiamo il lavoro a testa bassa.

Saper dire di no significa saperlo dire nel modo giusto e per le giuste motivazioni, e non c’è nulla di sbagliato nel farlo!

 

Creare il database della felicità

Una premessa necessaria: il nostro cervello non distingue i ricordi realmente accaduti e quelli inventati. Quest’arma a doppio taglio è utilissima al nostro scopo: creare ricordi di successo, da cui attingere nel momento di maggior difficoltà. È molto utile se abbiamo degli eventi programmati che sappiamo ci creano disagio. Prima di queste occasioni possiamo, anzi dobbiamo, immaginare come ci sentiremo in ottica positiva.

Visualizzare scenari di successo impedisce alla nostra mente di creare proiezioni catastrofiche che ci convincono del futuro fallimento.

Ad esempio, se dobbiamo parlare in pubblico, immaginiamo di fare una battuta che faccia ridere la platea, di concludere il discorso in mezzo agli applausi… ci fa sentire bene, sì? Il nostro cervello registra questa sensazione positiva. Dobbiamo partecipare ad otto ore di riunione per parlare di un progetto complicatissimo? Immaginiamoci il cliente che annuisce alle nostre proposte, assaporiamo la sensazione di soddisfazione mentre il project manager ci dice “Complimenti, hai fatto centro!“. Il nostro cervello registra anche questo.
Quando ci troveremo realmente in quelle situazioni, questi ricordi faranno parte del nostro database della felicità e li potremo ripescare all’occorrenza.

 

Respirare!

Sembra un’assurdità, dopo tutto respirare è un’azione inconscia e automatica… eppure l’ansia può farci restare senza fiato! Controllare la respirazione è un metodo semplice e potente per alleviare gli stati di ansia.

Quando siamo seduti, magari prima di una riunione, prendiamoci 5 minuti per rallentare il ritmo della respirazione e rilassarci. Assumiamo la posizione del cocchiere: seduti con la schiena dritta, gambe ad angolo retto e pianta del piede ben appoggiata a terra. Braccia distese sulle gambe, con i palmi delle mani sulle ginocchia. Lasciamo cadere la testa leggermente in avanti e chiudiamo gli occhi. Cerchiamo di concentrarci sul nostro respiro, non pensiamo ad altro. Cerchiamo di rallentare il respiro, un po’ come se stessimo per addormentarci. Bastano 5 minuti, se a fine “sessione” sentiamo il bisogno di sbadigliare avremo fatto un ottimo lavoro!

Quando invece siamo in piedi, e magari stiamo parlando, un trucco rapido per controllare il respiro è la posa di Napoleone. Appoggiamo una mano sopra lo stomaco e respiriamo di pancia. Cerchiamo sempre di rallentare il respiro, e quindi la parlata. Prendiamo il giusto tempo mentre parliamo. Dobbiamo evitare di raccontare tutto in un unico respiro, magari nella speranza di finire prima. Meglio spendere qualche minuto in più, guardare le persone che abbiamo di fronte, cogliere i loro movimenti… magari vogliono farci una domanda? Sfruttiamo l’occasione per fare un respiro più profondo o bere un bicchier d’acqua 😉

 

In conclusione

Quando ho parlato in pubblico di questo argomento al phpDay 2017, non sono riuscita ad applicare nulla di tutto ciò. Ironico, vero?
In realtà queste sono attività che richiedono tempo, almeno 3 settimane, per diventare abitudini vere e proprie, automatismi che il nostro cervello svolge senza apparente sforzo. Immaginarsi vincenti solo 5 minuti prima del meeting non permette al nostro cervello di immagazzinare l’informazione. Sono anni che immagina scenari negativi, non è ancora esperto di successi! Lo stesso discorso si applica alla respirazione, quanto più ci alleniamo a controllarla tanto più saremo bravi nel gestirla in situazioni di disagio.

La chiave del successo è la costanza. Prendersi 15 minuti ogni giorno per svolgere queste attività ci permette di renderle automatiche e trarne un maggiore beneficio. Il nostro lavoro sarà migliore! Chi soffre d’ansia spende molto più di 15 minuti al giorno pensando a tutti i se e tutti ma che potrebbero generare una catastrofe. Chi vive attorno a noi ne beneficerà di riflesso, perché avrà a che fare con una persona più serena, decisa e sicura delle proprie azioni e decisioni.
Vale la pena fare un tentativo!

 

Ringraziamenti

Due grandi grazie vanno a Lorenzo Barbieri e Paolo Manocchi, perché durante le giornate passate con loro sono riuscita a dare una forma a tante cose, articolo incluso 🙂