PHPDay 2017: c’eravamo anche noi!

Come ogni anno a Verona si sono incontrati più di 300 sviluppatori per il phpDay e ideato non poteva mancare!

Oltre al nostro CTO Michele, che ha parlato di sistemi di suggerimenti automatici, quest’anno sono salita sul palco anche io, con un lightning talk sulla gestione dell’ansia… che ansia che avevo!

Primo giorno e social dinner

Il keynote di apertura è stato affidato a Graham Daniels, che ha parlato di diversity e di sessismo nell’ambiente IT.
Graham è un transgender, fino ad un anno fa era una donna e lavorava come senior backend developer. Il suo talk è stato molto interessante e dolorosamente veritiero.
Le ragazze in sala, che quest’anno erano più numerose del solito, hanno spesso annuito e applaudito.
Mi ha fatto molto piacere che a termine dell’evento i miei colleghi abbiano chiesto il mio parere in merito, preoccupati di aver avuto atteggiamenti simili a quelli descritti da Graham, seppur involontariamente.

La prima giornata è proseguita con due track, in cui sono stati affrontati gli argomenti più svariati. Abstract syntax tree, unit test su Docker, gestione delle dipendenze con Composer, strategie di branching nei sistemi di controllo versione; per citarne solo alcuni.

In questa prima giornata il talk che ho apprezzato di più è stato Writing code that lasts… or writing code you won’t hate tomorrow. Rafael Dohms ha parzialmente smentito il titolo, dicendo che non è sbagliato odiare il codice scritto in passato, poiché questo è un sintomo di crescita come sviluppatori. Quello che dobbiamo imparare a fare è rendere più leggibile il codice, sia per noi che per gli sviluppatori che in futuro lo utilizzeranno.
La parola leggibile non si riferisce solo all’indentazione e alle righe vuote. I nomi delle variabili, i concetti di design scelti, i framework utilizzati: tutto concorre a rendere leggibile il codice. L’ingresso di un nuovo sviluppatore nel progetto dev’essere il più facile possibile, abbiamo tutti gli strumenti per farlo!

Nel pomeriggio ci sono stati talk un po’ sottotono rispetto al mattino, il workshop di Marco PivettaBasic CQRS and Event Sourcing with Prooph” e l’incontro dei PUG al quale ho partecipato insieme ai colleghi del DevRomagna.

A fine giornata ci siamo riversati tutti nel foyer dell’hotel San Marco, location dell’evento da diversi anni, dove come di consueto si servivano patatine, spritz e per l’occasione la Compile Time, la birra artigianale prodotta dal GrUSP.

La serata è proseguita con la social dinner, una bella occasione per parlare con gli altri partecipanti alla conferenza, purtroppo interrotta dalla pioggia che come ogni anno bagna il phpDay.

 

Secondo giorno e prossimi appuntamenti

Il secondo giorno si apre con uno speaker d’eccezione, Vasco Duarte, che ci parla di NoEstimates. Il talk è molto bello e coinvolgente. Vasco ci ha lasciato spunti molto interessanti sui quali riflettere in merito al modo in cui facciamo le stime e, in generale, come gestiamo i nostri progetti.

Il resto della mattinata è proseguito con le consuete due track e il workshop “Building middleware applications with Zend Framework 3“di Enrico Zimuel, che già nella giornata precedente aveva tenuto un bel talk sulle feature di PHP 7.1.

Di questa seconda giornata il talk che ho apprezzato maggiormente e che, stando a Twitter, ha riscosso più successo in assoluto, è stato quello di Rick Kuipers, “The Science of Code Reviews“.
In un’ora, Rick ci ha raccontato di come le code review hanno migliorato il suo lavoro, ma soprattutto ci ha parlato di come scrivere codice senza ego: del codice su cui si accettano critiche costruttive, che non sfociano nel personale, che migliorano il codice stesso e che favoriscono il cambiamento.
Ho percepito questo talk come la naturale continuazione di quello di Rafael Dohms, tenutosi il giorno prima. Nell’insieme mi hanno fornito spunti interessanti per migliorare il modo in cui scrivo e leggo codice.

Nel pomeriggio le strade di ideato si sono biforcate: alcuni colleghi sono venuti a supportarti moralmente in unconference, mentre altri hanno seguito il talk “A recommendation engine in your PHP applications” di Michele Orselli.

Sempre in unconference segnalo due interventi molto interessanti: “Git – How to unfuck” della bravissima Melanie Patrick e “Fun with timezones” di Jordi Boggiano (si, quello di Composer).

Dopo l’ultimo coffee break, Gary Hockin ha avuto l’onere e l’onore di chiudere il phpDay. Gary ha scelto di parlare della sua esperienza di sviluppatore, enfatizzando molto la sua esperienza nell’open source. Davvero un keynote di chiusura ben riuscito che ha riscosso molti applausi.

L’evento si è concluso con il saluto del GrUSP che ha detto “Ciao” a tutti i partecipanti, rinnovando l’invito per l’anno prossimo.

Il phpDay si chiude ma ideato non si ferma: saremo presenti al Kerning, dal 7 a 9 giugno presso il Cinema Teatro Sarti di Faenza. E dopo la pausa estiva continueremo a partecipare ad eventi e conferenze, fermatevi a salutare quando vedrete un asterisco!