jsDay 2017, un resoconto a quattro mani

Quest’anno ideato, oltre alla consueta partecipazione al phpDay, ha presenziato anche al jsDay! Per l’occasione abbiamo scritto un resoconto a quattro mani: Riccardo ed io, rispettivamente senior backend developer e new entry lato UX & UI tra gli asterischi, vi raccontiamo la nostra esperienza alla più grande conferenza italiana dedicata al JavaScript, organizzata dal GrUSP a partire dal 2011.

Il jsDay di Riccardo

Quest’anno ho avuto il piacere di partecipare per la prima volta al jsDay, dopo oltre 3 anni di lavoro in ideato come backend developer. Ho seguito solo il primo giorno dell’evento, mentre la seconda giornata l’ho dedicata al “NoEstimates Workshop” di Vasco Duarte. Nonostante il mio ruolo in azienda, utilizzo spesso JavaScript nei progetti che seguo, quindi le mie aspettative per questa conferenza erano molto alte.

Il primo talk che ho seguito era quello di Tessa Mero di Cisco che aveva come argomento i chatbots, che ultimamente vanno molto di moda e che personalmente trovo molto interessanti e divertenti. In azienda stiamo implementando dei bot con slack utili al nostro processo produttivo, come il nostro amico Mister T che tutti i giorni si arrabbia con chi non aggiorna il proprio timesheet. Il talk è stato al di sotto dello mie aspettative. Tessa è una speaker molto brava. La sua capacità di parlare in pubblico è notevole, ma a mio avviso in questo talk c’era veramente poca ciccia, dato che ha mostrato come creare un chatbot tramite la piattaforma di Cisco Spark. Il talk era incentrato sul processo guidato che mette a disposizione la piattaforma per la creazione e il deploy di un chatbot.

Sono rimasto in track 1 ad assistere all’interessantissimo talk di Matteo Ronchi: Frontend automation: bring it to the next level. Mi aspettavo un talk più tecnico e invece Matteo ha giustamente incentrato il discorso sul problema di come mantenere lo stack di automazione per applicazioni frontend, che come sappiamo sta diventando sempre più complicato. Ha spinto molto nel dire che tutti i membri del team dovrebbero essere in grado di gestire la build automatica, per renderla il meno possibile automagica. Altro concetto emerso dal talk è quello di tenere il codice di automazione in repository separati, per favorirne il riutilizzo e il mantenimento, piuttosto che avere pezzi di codice copiati e incollati da progetto a progetto. Di seguito il link ad un suo tool che ha mostrato durante  il talk : run-it . L’idea è quella di poter prendere script di configurazione da remoto ed eseguirli nel progetto locale. È sempre un piacere ascoltare persone che condividono la loro esperienza sul campo.

Pranzo!!! Anche quest’anno direi che il San Marco ci ha trattato bene :D.

Il primo talk che ho seguito nel pomeriggio è stato quello su Typescript di Stefano Mostarda. Premesso che in mezz’ora è molto difficile parlare di un linguaggio di programmazione, il suo talk è stato completamente incentrato sul live coding. A mio avviso questo approccio non è stato vincente, dato che ha mostrato giusto qualche feature basilare come la possibilità di esplicitare i tipi e un po’ di refactoring. Un talk un po’ troppo entry level e senza un obiettivo definito.

Dopo il talk di Stefano, sono tornato in track 1 per assistere al talk di Luciano Mammino “Building a serverless company with Node, React and the Serverless framework“, il quale ci ha raccontato come la sua startup ha basato tutto lo stack su tecnologia serverless, in modo tale da abbattere costi di infrastruttura e anche carenze tecniche dal punto di vista sistemistico. È stato il miglior talk della giornata, dato che Luciano ha spiegato in maniera esaustiva l’architettura e le motivazioni che hanno portato a questa scelta. Guardatelo!

Il talk successivo è stato quello di Michele Bertoli che ha parlato di snapshot testing. Conoscevo l’argomento ma Michele è sempre una garanzia :D. Che dire, il talk è ben fatto, introduce l’argomento con chiarezza e semplicità. Se non l’avete visto, guardate anche questo.

L’ultimo talk della giornata è stato quello di Nikhil Verma che ha mostrato come in Badoo hanno messo in piedi visual regression testing, ovvero test che servono per capire se ci sono state regressioni sull’interfaccia dell’applicazione, tramite il match tra immagini dell’interfaccia stessa. Molto interessanti anche se hanno un costo abbastanza alto, sia di implementazione che di mantenimento, quindi il trade off costo/beneficio deve essere ben giustificato… ma stiamo parlando di Badoo!

 

Il jsDay di Filippo

Lavoro da 6 mesi in ideato come UI/UX designer: un periodo abbastanza lungo per capire, stando al suo interno, come la contaminazione e la curiosità verso le altre discipline sono il pane quotidiano per la nostra crescita professionale e per migliorare i progetti ai quali contribuiamo. Questo, di fatto, è stato il motivo della mia partecipazione al jsDay.

Il primo giorno di conferenze ho collaborato con lo staff di GrUSP nell’organizzazione del check-in e nella supervisione della track 3, dove si è svolto il workshop “Getting touchy, an introduction to touch and pointer events“, tenuto da Patrick Lauke. Il senior accessibility consultant di The Paciello Group ha presentato i principi fondamentali della gestione del “touch”, funzionalità ormai onnipresente nei dispositivi d’uso quotidiano, esplorando inizialmente semplici interazioni a single-tap fino ad arrivare a esempi di full multi-touch.

Il secondo giorno invece, la giornata è iniziata con il keynote di apertura di Dustin Whittle, developer advocate presso Uber, che ci ha parlato di come vengono gestiti i progetti nella sua azienda, con un focus nei riguardi degli sviluppatori JavaScript.
Ha realizzato un talk curato nei minimi particolari, presentando le tecnologie da loro utilizzate e la loro applicazione; Data visualization, API esterne, microservizi e scalabiltà presentati mostrando le sfide e i vantaggi nell’affrontarli con JavaScript.

Dopo il keynote d’apertura, una breve pausa per “costruire” le due track ospitanti i talk nella sala conferenze del San Marco Hotel (luogo in cui si teneva l’evento), caffè, e si è dato il via alla giornata di conferenze.

All’interno della track 2 Claudia Hernandez ha aperto la serie di talk con una presentazione dal titolo “CS101 intro to computational complexity: the Sorting Problem“, mostrando alcuni utili algoritmi di ordinamento utilizzati dai principali motori JS, parlando delle loro prestazioni e implementazioni.

Successivamente Paul Verbeek-Mast ci ha parlato della sua esperienza passata a booking.com, dove per mesi si è impegnato nella realizzazione di un calendario che fosse utilizzabile correttamente in tutto il mondo e che parlasse 42 lingue. Il talk è stato molto fluido e chiaro: Paul ha infatti mostrato tutte le problematiche incontrate durante la progettazione del calendario e come è riuscito a risolverle.

La presentazione di chiusura della mattinata è stata quella di Maurizio Mangione, front-end developer per Accenture, che ci ha parlato di elementi custom: come e quando integrarli nei popolari framework JavaScript React e Angular.

La pausa pranzo si è tenuta sempre nei locali dell’hotel, molto bella l’aria di collettività che si respirava: nei tavoli si sono scambiate opinioni sulla mattinata, consigli su nuove librerie da utilizzare e silenzi da bocche piene.

Il compito di ri-aprire i talk in track 2 è stato affidato a Jose Aguinaga di Flynt che ha parlato di Web Cryptography API e di come gli sviluppatori oggi possono fornire, lato client, soluzioni per progettare dati ai propri utenti.

Successivamente, ha parlato il web developer del core di Vue.js, Blake Newman, sullo stesso framework JavaScript progressivo, in particolare citando Sockets e Service Workers e di come permettono, coesistendo, una migliore esperienza d’uso nelle applicazioni web.

Dopo aver animato la track 1 in mattinata, Massimiliano Mantione chiude la serie di talk del jsDay parlando di performance, con la sua presentazione “How much performance can you get out of JavaScript?”. Il CTO di Hyperfair ha fatto un confronto tra C++ e Javascript, mostrando come ottimizzare codice JS e raggiungere risultati similari a C++, sfruttando a pieno le potenzialità di questo linguaggio.

In chiusura, il keynote di Matteo Collina, che trattava il tema dell’open source e di come gli abbia cambiato la vita. Dopo un’introduzione sul proprio percorso di vita e un approfondimento sui suoi progetti da sviluppatore, chiude il talk esortando il pubblico in sala a partecipare attivamente alla comunità open source, alla base di questa professione.

Tra gli applausi esce Matteo, così come tra gli applausi vengono presentati tutti gli speaker di questa edizione, assieme agli sponsor e lo staff del GrUSP che ha coordinato la manifestazione.

Nota di merito dell’evento, la presenza alla conferenza della “Compile time!” :), la birra artigianale del GrUSP, che ha agevolato le conversazioni al termine delle conferenze, chiudendo perfettamente la seconda giornata e la fine del jsDay 2017. Torno a casa con la T-Shirt dell’evento, che presenta il logo davvero cool della conference (realizzato da Enrico Stradaioli di GrUSP) e la volontà di tornare il prossimo anno.