Costruire un’impresa è un’opera d’arte

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extrategy e ideato da domani potrebbero diventare una cosa diversa, ma come quando si realizza un’opera d’arte, c’è l’idea ma il risultato finale lo si conosce solo quando il processo è concluso. Perché dare vita a una nuova realtà imprenditoriale in questo caso è un processo creativo particolare.
Questa è la storia del loro percorso, che ho iniziato a raccontare nei due post precedenti: Prove di evoluzione (parte prima) e Quando le persone creano valore. Oggi voglio aggiungere un altro tassello a questo mosaico.

Che cos’è la creatività? Non è una domanda retorica ma è quella che bisogna farsi in casi come questo in cui l’approccio al business è affrontato in maniera del tutto innovativa. La creatività secondo me è fantasia e concretezza al tempo stesso. È architettura analitica unita a libertà di immaginazione.

Su questo doppio binario, solo all’apparenza divergente, corre il treno sul quale viaggiano extrategy e ideato. Si tratta di un processo creativo fondato su di una tecnica ben precisa, che ha previsto settimane di lavoro e di preparazione per completare l’opera. Hanno una visione, un metodo per renderla operativa e anche una strategia per farla diventare un successo. In mezzo c’è tutto il resto: le passioni, i valori, il modo  di lavorare e la scelta di farlo attraverso un sistema open, con la partecipazione di tutti.

 

La visione

Un quadro, una scultura, un’opera d’arte in genere non nascono dal nulla o dal semplice e mero gesto creativo di un artista. I più grandi pittori della storia realizzavano uno o più bozzetti di quello che sarebbe poi diventato il dipinto finale (d’altra parte, la creatività ama i vincoli). Anche in questo caso, in cui gli artisti in campo sono per la maggior parte programmatori (e qualche addetto all’amministrazione), esiste una bozza su cui poggiano il loro lavoro. Qui la chiameremo visione.

Non si tratta di un termine soltanto di carattere economico e strategico. La visione in questo caso incorpora e riprende concetti molto più ampi di quelli che appartengono alla vita dell’impresa. Dentro ci sono temi come l’evoluzione tecnologica e metodologica (non importa solo crescere, ma anche come si cresce), l’evoluzione personale (ricordate? Al centro ci sono sempre le persone), un modello sociale (che vada oltre il modello di business!), la partecipazione (e questo incontro ne è la testimonianza), l’attrazione delle persone giuste (perché partner e collaboratori si scelgono sulla base della condivisione di valori).

La visione è il fulcro attorno a cui ruota tutta l’impresa, su cui poggiano i principi guida, i valori fondanti e la lettura che queste persone hanno delle opportunità che il contesto offre. Avere una visione non basta, così come non basta avere un’idea: è solo l’inizio, indispensabile, per cominciare. Poi bisogna scegliere un metodo per realizzarla.

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Il metodo

Incrociando gli occhi della cameriera che sta preparando il bar prima del pranzo di questa prima giornata di incontri, capisci dal suo sguardo che lo stupore è quello di chi, da fuori, fosse messo ad osservare questa strana reunion aziendale: gruppi di persone che parlano, poi alcune si spostano, entrano ed escono dalle discussioni in modo del tutto arbitrario, almeno all’apparenza. Ma quello che succede qui non è così strano per chi lo sta vivendo: il metodo proposto da Cocoon Projects, che accompagna questo percorso di incontro tra extrategy e ideato, prevede che la discussione tra tutti i partecipanti sia ispirata al principio di libertà di partecipazione alle discussioni.

Funziona più o meno così: c’è il tema (area core), chi vuole discuterlo partecipa con l’imposizione di smettere e cambiare quando capisce di non riuscire più a dare un contributo. Un meccanismo che presuppone una grande fiducia reciproca, elemento essenziale che caratterizza tutta la gestione dell’impresa che qui stiamo cercando di creare.

I gruppi tra cui si muovono tutte le persone di ideato ed extrategy sono focalizzati su tre aree core dell’azienda (forse di ogni azienda): governance(gestione), operations (funzionamento operativo), evolutions (sviluppo). Alla fine di ogni round c’è la plenaria che serve ad allineare le informazioni e a scambiarsi feedback. E poi di nuovo a lavorare per gruppi. Così via fino a modellare mano a mano tutte le parti  più importanti.

All’occhio esterno può sembrare un’operazione di continua aggiunta di pezzi, di contenuti che si moltiplicano, di una mole di lavoro enorme. Invece, anche qui, torniamo all’arte perché quello che stanno facendo ha sempre a che fare con qualcosa che va oltre l’organizzazione tecnica di un’impresa. Scriveva Vasari che “La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata”. Ecco, ho idea che la nuova impresa nascerà da un’operazione certosina e raffinata di continuo togliere il superfluo per ricondurre tutto all’essenziale, all’agile, allo stretto necessario per poter mettere tutti nella condizione di lavorare al meglio.

Le aziende del futuro saranno diverse dal passato non per le loro dimensioni, ma per la forma che sapranno prendere. Per questo le persone in ideato e extrategy si sono concentrate nel costruire un’opera d’arte.

Come lo hanno fatto? É quello che vi racconterò nel prossimo post.

 

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